di Salvatore Ferlito
Ildefons Cerdà progettò l'Eixample di Barcellona nel 1858, come zona di espansione della città oltre la cerchia delle mura che costringeva il vecchio centro storico. La Barcellona di allora era sovrappopolata, racchiudeva insieme zone residenziali e attività industriali, gli isolati stretti gli uni agli altri e la promiscuità favorivano l'insorgere di conflitti sociali, dovuti anche all'insostenibilità dei costi di affitto.
L'area al di fuori delle mura era stata da sempre riservata alle esercitazioni militari di tiro, ma una volta svincolata e dopo l'abbattimento delle mura, apriva Barcellona come ad un nuovo respiro. Quasi la stessa situazione stringeva molte città del meridione d'Italia come Siracusa, costretta fino alla fine dell'800 entro le mura costruite da Carlo V.
Cerdà iniziò a realizzare il suo progetto a partire dal 1860, ma non poteva immaginare quanta modernità si sarebbe rivelata nelle sue teorie, e quanta adattabilità avrebbero dimostrato a più di un secolo e mezzo dalla loro realizzazione.
E' stata infatti la grande attualità dell'idea di Cerdà che ha motivato il progetto di presentare in diverse città del mondo l'Esposizione. Il sentimento che muoveva il nuovo progetto era quello di creare una zona di espansione cittadina di ampio respiro, che si contrapponesse all'angustia caotica e soffocata di quello che fino ad allora era stato il centro storico cittadino.
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Egli concepì il suo piano di ampliamento come un reticolato, in cui la maglia stradale ortogonale vincolava in una proporzione l'ampiezza delle strade e l'altezza degli edifici. All'interno di ogni isolato, nello spazio libero situato tra gli edifici, dovevano essere costruiti spaziosi giardini, creando quindi una serie di vuoti, in mezzo alla regolare scansione dei pieni, che controbilanciassero l'idea abitativa prettamente cittadina con il respiro tipico di quelle che in seguito Howard definì "Città Giardino".
L'ampliamento di Barcellona non possedette nel suo ambito né periferie degradate né quartieri marginali, essi apparvero molto dopo nei suoi dintorni, quando l'urbanizzazione smise di dipendere dalla persona.
Ma la personalità di Cerdà è complessa, egli non fu soltanto capace di abbandonare una brillante carriera per soddisfare la sua passione per l'urbanistica: l'intensa attività che portò avanti rispondeva a degli ideali sociali che confinavano con il socialismo utopico ed ugualitario.
Nel "secolo del progresso", Cerdà entrò pienamente nello spirito dell'epoca, soprattutto perché era un autentico pioniere.
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David Mackay - Studio MBM, Barcelona
Nell'ombra di una tarda serata d'inverno del '53, Londra ascoltó il discorso di ringraziamento di Le Corbusier, onorato di aver ricevuto la Royal Gold Medal for Architecture.
Parlò di fiaschi.
Un architetto al tramonto della sua vita professionale. Parlò dei suoi fiaschi, non dei suoi errori. I fiaschi non sono degli errori, perché implicano il fallimento nel raggiungere uno scopo, che non dipende necessariamente dal proprio impegno. Fiaschi sono dovuti con molta probabilità a circostanze esterne, fuori delle nostre possibilità, o che si tratti d'idee troppo avanzate per il loro tempo o semplicemente proposte a chi ne è del tutto contrario.
Noi vogliamo ricordare l'autore del padiglione "L'Esprit Nouveau" per il suo coraggio piuttosto che per la magia della sua matita.
Noi, MBM, (Martorell, Bohigas, Mackay) siamo colpevoli del crimine di essere sulla scena da troppo tempo; con quest'anno sono cinquant'anni d'architettura (1951-2001). Questo ci ha dato l'occasione di accumulare molti fiaschi. Benché ci manchi il coraggio di Le Corbusier per portare le nostre idee ai limiti dell'Utopia - siamo troppo ossessionati dalle realtà dell'architettura della strada - i nostri progetti non sono riusciti a trasmettere quel valore aggiunto che sta nella loro vocazione d'essere parte della città.
In altre occasioni gli avvenimenti esterni hanno annullato il processo, o il silenzio ha avvolto il progetto come una nebbiolina mattutina che neanche il tempo è riuscito a dispendere. Alcuni progetti hanno perfino contenuto gli elementi provocatori di un suicidio volontario, rasentando in modo ironico i confini dell'Utopia.
Però in fondo, questi tutti i nostri progetti, compresi quelli che sono riusciti, costituiscono tentativi intenzionali di rivolgersi alla comprensione e all'interpretazione delle realtà coinvolte.
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Più della metà dei progetti in questa mostra coprono frammenti di varie città europee, di cui sette in Italia. Questo fatto non sorprende, dato che l'urbanistica è ormai diventata il fronte di combattimento nella lotta per la percezione della struttura architettonica dello spazio pubblico e della sua forma. Proprio questa percezione della struttura e della forma dello spazio pubblico, che forma parte integrante dell'arte dell'architettura, è stata abbandonata dagli architetti e dimenticata dai rappresentanti eletti dai cittadini, tutti troppo presi a soddisfare l'impeto del cliente. Questo, insieme alla frammentazione delle funzioni - abitazione, lavoro, shopping, tempo libero e spostamenti - ha portato ad un isolamento sociale, che nega al cittadino l'uso misto, il crogiolo da dove emerge uno scambio casuale di idee e di merci. Il benessere e l'economia dei cittadini soffre a causa di questa concezione erronea.
Gli edifici in cui abitiamo, la nostra strada e la rete di strade che costruisce il nostro quartiere e la nostra città si sono sviluppati nei secoli come il lessico essenziale leggibile della nostra comprensione dei luoghi e l'identità dalla quale emergiamo e nella quale ci troviamo. Questa è la struttura civilizzata della nostra città, o di altri insediamenti urbani, all'interno della quale dovremmo essere in grado di permettere al non definito di abitare il definito.
Tenendo presente questo, ciascuno dei nostri fiaschi viene qui presentato con le immagini contrastanti del definito e del non definito, l'ordine ed il caos insieme, che rappresenta il confine di un'idea che considera la pluralità della realtà come la questione chiave capace di creare uno spazio per la tolleranza urbana.
Seguendo l'esempio della determinazione di Le Corbusier prevediamo di accumulare altri fiaschi ancora ma speriamo anche in qualche successo. <<
di Salvatore Ferlito
…en el rostro de la gente, en algunas palabras dialectales,
en los olores de la comida, en el perfume de la ciudad…
Se desideriamo visitare la Spagna coloniale ci prepariamo all’idea di affrontare un lungo viaggio, di attraversare l’oceano e di programmare un periodo di tempo che va dai dieci giorni alle due settimane.
Ma non si pensa che vi è stata un’epoca, ancor prima della nascita della Spagna politica, dove il destino dell’espansione delle corone iberiche era legato agli sforzi comuni di nobili ed imprenditori. Questa è stata la prerogativa del Trecento catalano, epoca in cui, attraverso le mire ambiziose della corona d’Aragona, i catalani hanno dedicato sacrifici ed investimenti fuori della terra natia in Sicilia. Del resto, per far nascere un grande impero, la strategia o la sorte portano in dote avamposti che assicurino la logistica e il controllo militare dei commerci.
Caso e calcolo hanno fatto della Sicilia base essenziale per la successiva nascita ed espansione dell’imperialismo spagnolo.
La città siciliana che ha di più goduto dell’influenza catalano-aragonese è certamente Siracusa.
Santi Luigi Agnello, eminente storico dell’arte italiana, dice che l’epoca catalana corrisponde con il Rinascimento della città. Sono rimaste molte tracce di quel tempo felice: i palazzi d’Ortigia, isolotto di appena un chilometro quadrato corrispondente al centro storico di Siracusa, i documenti conservati nella città, le abitudini alimentari. La parola dialettale del siracusano “vastunaca” è assoluta omologa della catalana “pastunaca” significante la carota.
Ma sono sempre i Dramatis Personae a determinare i meccanismi della storia.
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La dinastia aragonese si avvale della forza economica di nobili ed imprenditori catalani che riceveranno in cambio terre e benemerenze: vi sono chiare testimonianze di ciò a Siracusa nel “Liber Privilegiorum” della città. S’inaugura un’epoca florida per la città aretusea: essa era oggetto di privilegi mercantili che favorivano il suo scalo nelle rotte dall’Oriente e dall’Africa verso i porti del nord Europa.
La città, che era appannaggio della sposa del Re Federico III, ebbe un notevole impulso architettonico: nascono a Siracusa, in Ortigia, sull’impianto medioevale del quartiere, i palazzi Nava, Chiaromonte, Abela, lo splendido palazzo Mergulese, le chiese di S. Benedetto, S. Domenico, S. Francesco. La città si edifica e diventa di nuovo bellissima, come fu già nel quinto secolo avanti Cristo.
E’ con la creazione nel 1361 del “Consiglio Reginale”, che istituisce a Siracusa uno stato nello stato, che i catalani arrivano in massa.
La città diventa sede del Governatore, dei tribunali, delle magistrature speciali e della Magna Curia. La nuova classe dirigente porta i nomi di Montcada, Centelles e, soprattutto, Cabrera. I mercanti catalani ormai hanno grandissimi interessi nella città. Sono addirittura coinvolti nel 1390 nell’avventuroso rapimento della Regina Maria. Essa, che era diventata erede al trono dell’isola, fu rapita dai Baroni siciliani che intendevano esercitare un dominio vicariale sul territorio. In sostanza volevano impedirle di sposare Martino detto “il giovane”, chiamato così perché all’epoca aveva quattordici anni, e, per inciso, Maria ne aveva trenta.
Gli imprenditori catalani riuscirono a piegare il potere dei “Vicari” e far sì che i due convolassero a giuste nozze. Ed è proprio con Martino d’Aragona che assistiamo alla formalizzazione del Parlamento Siciliano, che fu riunito per la prima volta il 3 ottobre 1398 a Siracusa.
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Ad opera dello stesso Martino il Decreto relativo all’esproprio per pubblica utilità.
Lo Stato, cioè, avrebbe fornito lo spazio edificabile a tutti coloro che volessero ampliare o migliorare la propria abitazione. Questo porta ad un ulteriore abbellimento della città, lo stile catalano s’innesta su quello chiaromontano, le case vengono caratterizzate all’interno da un ampio patio e da scale a due rampe a cielo aperto.
Dice S. L. Agnello: “Siracusa doveva sembrare un lembo della patria lontana. Modi e stili che si riscontrano anche nelle strutture difensive come dimostra la leggiadra edicola della Porta Marina”.
Ma sarà questo l’inizio della fine di un’epoca felice. Con la morte di Martino II rimasero vacanti il trono d’Aragona e di Sicilia, col concilio di Caspe viene designato nel 1412 Ferdinando d’Antequera, Re di Castiglia, d’Aragona e di Sicilia. Il Re non verrà mai in Sicilia ma manderà al suo posto il Viceré.
Nel frattempo cominciarono carestie e pestilenze, scorribande di pirati turchi, e la cacciata degli ebrei dal regno. La città dovette fortificarsi a scapito dei grandi monumenti d’origine greca che furono utilizzati alla stregua di cave di pietra. Venne abolita la “camera reginale” e nel 1538 Siracusa passava al Demanio Regio, per finire a languire nella vita di noioso baluardo militare amministrato da un Capitano d’Armi.
Eppure ancora, dopo tanti secoli, il segno della presenza catalana nella città è vivo: lo troverete nei luoghi fisici di questo racconto, nella facce della gente, in alcune parole dialettali, negli odori del cibo, nel profumo della città.
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La mujer y el pajaro
Joan Mirò |
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| Master in Architettura del Paesaggio |
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Universitat Politécnica de Catalunya / Centro Italiano di Architettura
MILANO 2008-2009
ACMA, Centro Italiano di Architettura organizza a Milano il programma di Master e Formazione Continua in Architettura del Paesaggio realizzato a Barcellona dall'Universitat Politécnica de Catalunya.
Il titolo è riconosciuto dalla EFLA.
La finalità del master consiste nel raggiungere la formazione standard europea per architetti del paesaggio e certificare le attività professionali nell'ambito UE.
Il programma è articolato per moduli didattici di 50 ore o multipli (workshop di progettazione, seminari teorici, viaggi, incontri, itinerari, ecc.).
La frequenza dei singoli moduli comporta il rilascio di diplomi post-laurea della UPC di Barcellona. .
Direzione Jordi Bellmunt (Barcellona), Joao Nunes (Lisbona), Antonio Angelillo (Milano).
Calendario 2008 delle presentazioni del Master
- 11 aprile - Trento
- 24 aprile - Roma
- 28 aprile - Torino
- 3 maggio - Genova
- 5 maggio - Napoli
- 7 maggio - Reggio Calabria
- 9 maggio - Siracusa
- 12 maggio - Trapani
- 13 maggio - Palermo
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Info:
ACMA Centro di Architettura via Antonio Grossich 16, 20131 Milano
Tel. +390270639293
Fax.+390270639761
acma@acmaweb.com
www.acmaweb.com |
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Mostra:
MBM Studios -"Footprints in the City" |
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The footprints of the city tell us where we are, both in the present and in the past. A present that becomes the past in an instant and forms the collective memory of the city of the mind. A mind that perceives the street in the image of the buildings that contain its space and define its place. Rediscovering the values of the European city –its streets, squares, gardens and parks, and the way its buildings relate to them has opened up a new chapter in the intellectual and creative process of the Modern Movement in architecture, both in the form of buildings that have a vocation to be part of the city, and in the form of the city itself, be it repairing the old structures or establishing new ones. This exhibition pays homage to this new chapter of the Modern Movement –independent of styles– with a selection of recent work by the MBM office working from their location in the Plaça Reial, Barcelona.
"Architecture must not become small talk, Oriol Bohigas wrote in a militant note published 1988, on the occasion of the first Aedes exhibition with the offices of 'Matorell / Bohigas / Mackay'.
At the peak of modernism, Bohigas denounced the development of a stylistic eclectizism, a 'formal posing boast, which pushes luxury between aesthetic categories and critical priorities'.
In 1951 Josep Martorell and Oriol Bohigas founded a joint architecture office in Barcelona. David Mackay moved in ten years later and 'MB Arquitectes' became 'MBM Arquitectes'.
With the courage to dispute and a rationalism devoted to Modernism, this extraordinary team of architects stayed faithful to themselves for more then half a century.
MBM wrote architecture history that went far beyond the borders of Spain with more than 500 developed and realized cityplanning-, architecture- and design projects, their unwavering conceptual consistency, their pleading for the revitalization of the cities and their architectural and urban projects for the Olympic Games in Barcelona.
These architects as well as their new partners Oriol Capdevila and Francesc Gual were always and will be concerned with the definition of the theoretical basis as well as the design methods for an architecture that provides the city with forms and functions based on traditions - streets, squares and the enclosed block as a basic grid - without negating the achievements of modernity.
The enrichment of urban forms through the cooperation of originally contradicting morphologies and typologies relates to the design of buildings as well as to the shape of the city.
The original structures are being reinstated and new ones established. Footprints in the street, footprints in the city."
Kristin Feire |
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| Mostra "Architettura Catalana nel mondo" |
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La Mostra "Architettura Catalana nel Mondo presenta i lavori selezionati e premiati per le tre categorie (Architettura residenziale, Architettura non residenziale, Urbanismo e Paesaggio) del Premio ArqCatMòn 2005, dedicato alle archietture che meglio esemplificano ciò che un architetto catalano affronta quando ha l'opportunità di progettare al di là del suo contorno abituale.
Si può consultare l'Atlante ArqCatMón (www.coac.net/arqcatmon), che raccoglie più di 500 lavori all'estero, progettati da 235 architetti catalani.
La mostra è stata presentata al XXII Congresso dell'Unione Internazionale degli Architetti a Istambul, Turchia.
L'exposició Arquitectura Catalana al Món presenta en primer terme els treballs seleccionats i premiats en les tres categories (Arquitectura residencial, Arquitectura no residencial i Urbanisme i Paisatge) del Premi ArqCatMón 2005 atorgat a aquells projectes que millor exemplifiquen el doble repte que afronta un arquitecte català quan té l'oportunitat de projectar més enllà del seu entorn habitual. També s'hi pot consultar l'Atles ArqCatMón (www.coac.net/arqcatmon) que recull més de 500 treballs a l'estranger projectats per part de 235 arquitectes catalans. Aquesta exposició va ser presentada en el passat XXIIè Congrés de la Unió Internacional d'Arquitectes a Istanbul, Turquia. |
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| Mostra: "Cerdà, città e territorio" |
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| Mostra "Fiaschi - Lost Arquitecture " |
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| Catalunya a Siracusa |
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copyright Ferlito&Asociados 2007 |
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